tel             (+39) 0774.53.08.87                     
      email  info@eidosinternational.it              facebook googleplus
    Elenco Promozioni

Centro Dialisi

Il reparto di emodialisi del Centro di Terapia Fisica e Ginnastica Medica è autorizzato e accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale.


Il reparto di emodialisi dispone di sedici posti dialisi di cui, due riservati ai pazienti HbsAg positivi in stanza a loro dedicata; le poltrone sono disposte in una sala confortevole, climatizzata e dotate di TV satellitare.

Particolare cura viene dedicata all’inserimento in lista nei centri trapianto nazionali e della Regione Lazio di coloro idonei al trapianto del rene. Viene, altresì, fornita un’attività ambulatoriale nefrologica generale ed una attività diagnostica ecografica e Doppler dell’apparato urinario, a cura del responsabile. Per raggiungerci, abbiamo a disposizione il servizio pulmino a domicilio, e per coloro che utilizzano la propria vettura sono riservati  posti auto. Per i non deambulanti è disponibile il servizio gratuito della Croce Rossa e Croce Blu  di Tivoli mentre per arrivare con i mezzi pubblici la fermata dell’autobus è a circa cinquanta metri dalla struttura.

Gli esami si effettuano:

Centro di terapia fisica e ginnastica medica S.R.L. - Tivoli


Viale Trieste, 2/b - 00019 Tivoli (RM)
Tel. 0774 / 31.33.33 - 0774 / 33.33.55 - Fax. 0774 / 33.31.76 - 0774 / 31.43.75
e-mail: ctfgm.tivoli@eidosinternational.it

Orario di apertura:
Dal Lunedì al Venerdì dalle  ore 08.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00
Il sabato dalle ore 08.00 alle ore 12.00

Come Raggiungerci:
La struttura è situata al centro di Tivoli, nelle immediate vicinanze dell’ospedale “San Giovanni Evangelista”; il reparto dialisi è ubicato all’ultimo piano del palazzo, interamente dotato di ampie finestre che consentono durante la seduta dialitiche di godere della veduta sulla splendida fortezza di “Rocca Pia”.

In auto dalla Via Tiburtina direzione Tivoli
Dall’ Autostrada A24 (Uscita Tivoli e /o Castel Madama)
In bus: con linee Cotral (dir.Tivoli) fermata Piazza Garibaldi
In treno: Stazione Tivoli
 
A cosa servono i reni?
Ognuno di noi possiede due reni di forma simile ad un fagiolo lunghi 12 cm. e larghi 6, situati ai lati della colonna vertebrale, nella regione lombare. L’unità funzionale del rene è il NEFRONE (ve ne sono circa 1 milione per rene) che comprende il GLOMERULO e il TUBULO. Il glomerulo è formato da un groviglio di vasi sanguigni avvolti su se stessi che filtrano il sangue formando un liquido chiamato pre-urina. Il tubulo è un lunghissimo tubicino contorto che ha il compito di riassorbire dalla pre-urina le sostanze utili e buona parte dell’acqua trasformandola in urina. Questa sarà condotta alla vescica dagli ureteri. Nell’arco di una giornata i 2 reni filtrano circa 2000 litri di liquidi (in pratica il sangue) ma di questi solo 1 litro e mezzo viene eliminato con le urine. Il rene è un organo che ha una grande riserva funzionale, infatti può funzionare anche con il 5% della sua struttura.

I reni svolgono moltissime funzioni che si possono riassumere in:
ESCRETIVE: provvedono cioè all’eliminazione dell’acqua in eccesso dal corpo e delle sostanze di rifiuto prodotte con l’alimentazione come l’azoto, la creatinina, l’acido urico, il sodio, il potassio, il cloro, gli acidi e gli alcali, ma anche i farmaci, i veleni , i coloranti;

ENDOCRINE: secernono la vitamina D, che fa assorbire il calcio dall’intestino e ne favorisce la deposizione nell’osso, l’eritropoietina, ormone che stimola il midollo a produrre i globuli rossi, la renina che interviene nella regolazione della pressione arteriosa.

Chi si ammala di insufficienza renale?
Ognuno di noi può ammalarsi di insufficienza renale sia gli adulti che i bambini.

Quali sono le cause?
Le cause sono molte, spesso sconosciute. Le più frequenti malattie renali sono la GLOMERULONEFRITE, la PIELONEFRITE, la NEFRITE INTERSTIZIALE, le MALATTIE VASCOLARI, il DIABETE, la MALATTIA POLICISTICA del rene.



E' possibile prevenire le malattie renali?
Alcune malattie renali possono guarire, se curate precocemente. L’esame delle urine, la rilevazione della pressione arteriosa, analisi specifiche del sangue, esami cardiologici sono alcuni dei principali test che possono portare a diagnosticare una malattia renale. Le malattie renali non danno dolori, non danno disturbi anche quando il rene è già molto danneggiato. Ricordate che un abuso di analgesici, senza prescrizione medica, può risultare potenzialmente dannosi al rene.

Che cos'è l'insufficienza renale?
Quando viene scoperta una malattia che progressivamente distrugge la funzione del rene si può ritardare l’insorgenza della sindrome uremica, e quindi l’inizio della dialisi, agendo su due versanti:

 

  1. Curando la pressione arteriosa.
  2. Limitando l’introduzione alimentare di proteine e sale nel tentativo di non creare superlavoro al rene danneggiato.
Questa fase in cui vi è una capacità ridotta di funzionamento del rene viene definita CONSERVATIVA. Con una attenta sorveglianza clinica e con un accurato programma nutrizionale sarà possibile ritardare l’inizio della dialisi e guadagnare una più lunga sopravvivenza ed un migliore qualità della vita. Quando il rene perde quasi totalmente la capacità di eliminare le sostanze tossiche derivanti dalle attività metaboliche e si determina un accumulo progressivo di liquidi possono verificarsi gravi manifestazioni morbose.

I principali sintomi che si avvertono sono il mal di testa, la perdita dell’appetito, la nausea, il vomito, le caviglie gonfie, la pressione arteriosa mal controllabile,il prurito, la sete, la difficoltà respiratoria ecc. Il rimedio a questo è la DIALISI che sostituisce, almeno in parte, la funzione renale. In tempi successivi e quando è possibile il TRAPIANTO renale rappresenterà la forma più completa di sostituzione.

Quando iniziare la Dialisi?
La decisione di iniziare il trattamento dialitico è legata alla valutazione degli esami di laboratorio e all’evidenza di sintomi. Si dovrebbe iniziare la terapia dialitica prima che insorgano complicanze gravi (pericardite, edema polmonare, grave ipertensione, grave perdita di peso corporeo), cioè quando si ha ancora un discreto benessere. La letteratura in proposito afferma che l’inizio del trattamento debba coincidere con un valore del filtrato glomerulare è di circa 10 ml/m calcolato con la media delle “clearances” dell’urea e della creatinina Anche l’albuminemia, quale indice di stato nutrizionale non dovrebbe essere inferiore a 3.5-4gr/dl. Il mantenimento di un benessere fisico è il presupposto per assicurare la qualità del risultato.



L'Emodialisi
In greco antico "emo" significa sangue, “dialisi” passo attraverso. Durante l'emodialisi il sangue da depurare viene inviato fuori dal corpo verso un filtro che agisce come un rene artificiale. In questo filtro i liquidi in eccesso e i prodotti di scarto sono rimossi dal sangue, che è poi restituito depurato all'organismo. Di solito l’emodialisi è eseguita tre volte alla settimana, per una durata media di 4 ore. L’apparecchiatura utilizzata per l’emodialisi viene comunemente denominata rene artificiale.

Nel suo complesso tale apparecchiatura è costituita da:
  • il circuito ematico extracorporeo;
  • il circuito del liquido di dialisi;
  • il monitor di controllo.
Il circuito ematochimico extracorporeo ’ costituito da una serie di tubi di piccolo calibro, di materiale plastico, articolati in due segmenti principali:
la linea arteriosa e la linea venosa. Il sangue proveniente dal paziente arriva al filtro dializzatore per mezzo della linea arteriosa; dopo aver attraversato il filtro, ritorna depurato al paziente lungo la linea venosa. Ciò accade centinaia di volte nel corso di ogni singola seduta dialitica.
Il processo può essere così semplificato:
  • AGO ARTERIOSO: con esso si preleva il sangue da una vena del braccio o dal catetere alla spalla;
  • LINEA ARTERIOSA: collega l’ago arterioso alla pompa sangue, una pompa peristaltica (che gira) e che spinge il sangue, ovviamente senza toccarlo, verso il filtro.
  • IL FILTRO: costituisce l’unità funzionale del rene artificiale. Il filtro dializzante è interposto tra linea arteriosa e linea venosa.Nel filtro avviene la vera e propria dialisi,ovvero lo scambio tra sangue e bagno di dialisi di tutte le sostanze diffusibili (leggi cattive) attraverso una membrana semipermeabile.
  • LINEA VENOSA: collega il filtro al cosiddetto “pozzetto” venoso che serve a visualizzare il flusso di sangue e a intrappolare eventuali bolle d’aria o coaguli del sangue: di lì poi va all’ago venoso.
  • AGO VENOSO: con questo il sangue rientra da una vena del braccio o dal catetere alla spalla. La sterilità del filtro dializzatore e di tutto il circuito extracorporeo è ottenuta mediante sterilizzazione con ossido di etilene, raggi gamma e a vapore. I prodotti che compongono il sistema sono tutti monouso per garantire la sicurezza del paziente. La incoagulabilità del sangue nel circuito extracorporeo in generale e nel filtro dializzatore in particolare, è assicurata dal lavaggio di queste strutture, nella fase di preparazione del circuito, con una soluzione fisiologica e dalla somministrazione di eparina durante la seduta emodialitica mediante pompa.

Il circuito del liquidi di dialisi
In esso è contenuta una soluzione costituita essenzialmente da acqua (sottoposta ad un processo di osmosi mediante il passaggio attraverso membrane ad alta pressione), sali minerali, sostanze osmoticamente attive, e sostanze tampone (bicarbonato). Una volta attraversato il filtro, con una direzione di flusso inversa rispetto al sangue, il liquido di dialisi viene inviato direttamente in scarico in un apposito contenitore e porta con se le sostanze “cattive” del sangue.


  Il monitor di controllo
Si tratta di un apparecchiatura dotata di sofisticati congegni elettronici e idraulici finalizzati a due compiti essenziali che sono la preparazione del liquido di dialisi e il controllo di alcuni parametri essenziali per la conduzione della seduta dialitica in condizioni di efficacia e di sicurezza per il paziente, quali il riscaldamento del liquido di dialisi, rilevamento di perdite ematiche attraverso le membrane, controllo della temperatura sia del dializzato che del sangue, controllo continuo della composizione del liquido di dialisi. Le moderne macchine sono dotate di numerosi sistemi di servocontrollo: i flussi, le temperature, l’ultrafiltrazione, la conducibilità, il pH sono tutte grandezze misurate da sensori dislocati lungo il circuito extracorporeo.

Esistono sensori paziente-specifici che misurano in continuo alcune variabili biologiche ed emodinamiche come il volume ematico o le variazioni di urea, la pressione arteriosa, permettendo un accurato monitoraggio intradialitico. Esistono diversi tipi di trattamento emodialitico, che corrispondono a diverse esigenze terapeutiche, che si possono ricondurre a due tipologie di base: i trattamenti essenzialmente diffusivi cioè l’emodialisi bicarbonato standard che noi eseguiamo con filtri ad alta biocompatibilità e quelli diffusivi-convettivi. Quest’ultimi, adatti ai pazienti più giovani si differenziano dalla tradizionale per l’uso di filtri a permeabilità superiore che consentono l’eliminazione di sostanze di peso molecolare più elevato e quindi in quantità, maggiore. La migliore e quella che eseguiamo noi, l’emodiafiltrazione online.

Consigli per l'Emodializzato - Il sale e la sete
La dialisi si deve cominciare quando i reni non funzionano più cioè quando i reni non riescono a “mettere” le scorie nell’urina: l’urina anche se è tanta, due o tre litri al dì, è sempre chiara, non concentrata solo acqua. Purtroppo andando avanti con la malattia e quindi con la dialisi, i reni diventano sempre più piccoli e si urina sempre meno e comincia la sete: la bocca asciutta, rugosa, come carta vetrata, fastidiosissima. Nell’intervallo lungo ci si sente gonfi, perché si accumulano liquidi che vanno a finire al volto alle mani e ai piedi. Non si dovrebbe portare fra una dialisi e l’altra più del 5% del proprio peso cioè una persona di 70 kg dovrebbe aumentare al massimo di 3,5 kg. E’ utile pesarsi ogni giorno, alla stessa ora e nelle stesse condizioni: ideale è la mattina, dopo essere andati in bagno e indossando il solo pigiama.

Come fare a bere di meno? alcuni trucchi: bere sempre a piccoli sorsi, lentamente e da un bicchiere piccolo. L’acqua fredda disseta di più di quella a temperatura ambiente. Sciacquare la bocca e poi risputare l’acqua. Succhiare un cubetto di ghiaccio. Mettere una bottiglia in frigo e bere sempre da essa: ci si regola meglio su quanto si è bevuto fra una dialisi e l’altra. Per ingannare la sete masticare una gomma o una caramella (ambedue senza zucchero). Quali sono i cibi che contengono più acqua? la minestra, frutta e verdura. Una mela di 100 grammi contiene più di 80 gr di acqua. I cibi cotti sulla griglia perdono una parte della loro acqua.

La pasta e il riso una volta cotti assorbono molta dell’acqua di cottura. Il pane ha pochissima acqua. Ovviamente le bevande sono acqua. Come fare ad avere meno sete? diminuire il sale che si ingerisce con i cibi. Alcuni consigli per il sale: non aggiungere sale ai cibi (in cucina e a tavola). All’inizio tutto sembrerà sciapo ma in 3 settimane le papille gustative della lingua si resettano, cioè si abituano al sapore insipido e non si soffrirà più per la mancanza di sale; anzi quando si metterà un po’ di sale sull’insalata sembrerà tremendamente salata. Evitare (che non significa eliminare ma mangiare meno spesso e in minor quantità) i cibi che hanno molto sale di per se stessi:e questi sono tutti i salumi (il sale serve per conservarli) e tutti i cibi in scatola o precotti. Impariamo a leggere le etichette delle scatolette: il sale vi appare sempre (cloruro di sodio). Invece non c’è differenza pratica fra il contenuto di sodio delle acque minerali (non diamo retta alla pubblicità). Però il sale e’ molto importante nella regolazione della pressione arteriosa. Se siete ipertesi la vostra pressione sicuramente si avvantaggerà di una dieta con poco sale.

Il Potassio
Il potassio è uno ione (K+), è presente negli alimenti, viene assorbito rapidamente nell’intestino e viene eliminato dai reni. Se c’è diarrea, specialmente se importante l’organismo perde potassio e ciò è dannoso (si perde anche con i diuretici). Nel caso invece in cui i reni non funzionano il potassio ingerito con i cibi si accumula nel sangue e viene eliminato solo con la dialisi successiva. I valori più alti si raggiungono prima della dialisi della lunga (il lunedì o il martedì) e per valori alti si intende quando supera i 6 meq (i valori normali invece sono da 3,5 a 5). Il potassio alto è un vero veleno per l’organismo del dializzato: quando arriva intorno ai 6,5 si cominciano ad avvertire i primi sintomi alle gambe, sempre ad ambedue. Iniziano con i formicolii, tipo pelle d’oca; poi peggiorano con la pesantezza alle gambe e poi quando supera i 7 incapacità a camminare il tutto sempre senza dolori. Ma l’azione più pericolosa è a carico del cuore: il potassio alto lo fa rallentare (diminuisce la frequenza) e se poi non si interviene addirittura lo fa fermare.

Questi sintomi a carico del cuore e delle gambe accadono quasi sempre alla fine dell’intervallo lungo cioè poco prima della dialisi del lunedì o del martedì e sempre se c’è stato un eccesso di potassio nella dieta dei tre giorni precedenti. In questo caso telefonare al centro per eventualmente anticipare la dialisi oppure se i sintomi sono sfumati prendere un misurino pieno di Kayexalate (sempre e solo su suggerimento del medico): il Kayexalate è l’unico farmaco che esiste in commercio in Italia per abbassare il potassio; presso la farmacia del Vaticano si trova i Resonium Calcium che è buono di sapore ma che costa molto.
Il Kayexalate è una polvere bianca dal sapore pessimo, va presa con l’acqua o altri liquidi (con un po’ di CocaCola è meno cattiva).
Nell’intestino si lega strettamente con il potassio è quindi lo rende non assorbibile: ha lo svantaggio però di cedere all’intestino il sodio e questo poi è assorbito ed aumenta la sete. Viene distribuito nel Lazio direttamente dal centro dialisi.

Ed ora passiamo ad elencare i cibi più ricchi di potassio che sono poi frutta e verdura: la verdura va cotta con abbondante acqua che poi va cambiata a metà cottura: così facendo perde più della metà del contenuto di potassio (si scioglie nell’acqua). La frutta secca (noci, nocciole, uvetta, ecc) è un concentrato di potassio e andrebbe solo assaggiata: evitare le prugne secche per andare di corpo e a natale il torrone (cioccolata e nocciole). Molto ricche sono albicocche, uva, ciliegie, kiwi, melone, pesca, castagne. Metodo per eliminare il potassio dalle patate: sbucciarle, tagliarle a pezzi e bollirle in abbondante acqua. Funghi e legumi sono ricchissimi di potassio; è poi presente in media quantità nella carne e nel pesce (ma questi vanno mangiati perché sono indispensabili per l’alimentazione). Tra le bevande quelle con molto potassio sono solo i succhi di frutta e le spremute. Olio e zucchero non hanno potassio. Concludo con una pillola di saggezza dietetica: non esistono cibi vietati ma solo cibi che vanno consumati raramente e in modesta quantità: un’albicocca al giorno è permessa a tutti.

Il Fosforo
Quando vengono “passate” le analisi mensili al centro dialisi la metà di voi ha il fosforo alto, sopra i fatidici 5,5 mg. Ciò a lungo andare comporta disturbi importanti dal prurito, all’aumento del paratormone e poi l’arrivo dei dolori alle ossa ed all’invecchiamento precoce delle arterie per una calcificazione del lume interno (come i tubi dell’acqua: si incrostano di calcio). Nell’uomo il fosforo viene introdotto con gli alimenti, passa nel sangue e quello in eccesso eliminato rapidamente dai reni.

Nel dializzato solo una parte del fosforo viene eliminato con 4 ore di dialisi, questo è il problema. Solo con la dialisi lunga, intendo 8 ore tre volte la settimana, il fosforo ingerito viene completamente eliminato. Per questo, visto che fare 8 ore di dialisi è poco conveniente (per tutti!) bisogna scegliere cibi con poco fosforo e far in modo che l’intestino non lo assorba tutto. Il fosforo è quasi assente nella frutta e nella verdura, peccato pero che nella frutta e verdura ci sia il potassio! E’ praticamente assente nelle bibite, nel caffè, nell’olio, nelle bevande alcoliche (ce ne è poco poco nella birra).

E’ assente negli alimenti aproteici, tipo APROTEN, quelli che si comprano in farmacia e sono prescritti prima di fare la dialisi. E’ presente in media quantità in tutti i farinacei (pane ,pasta, riso, polenta). Sempre in media quantità nella carne, nei legumi (fagioli, lenticchie e ceci). In elevata quantità nei latticini (latte, anche in quello scremato, formaggi), pesce, frutta secca, uova. Ciò non significa che chi ha il fosforo alto non deve mangiare formaggi, significa che ne deve mangiare una piccola porzione e non più di due volte la settimana. Ricordiamoci poi che quando si cuociono i cibi, in abbondante acqua di bollitura, una certa parte di fosforo, circa il 20%, si perde nell’acqua. Non far assorbire il fosforo nell’intestino poi è tutta un’altra strategia: si usano i chelanti del fosforo. Sono delle sostanze che nell’intestino si legano al fosforo e lo rendo non assorbibile dall’intestino e quindi si eliminano con le feci (chelante e fosforo saldamente attaccati).

Ovviamente vanno assunti ai pasti e solamente quando c’è un pasto con il fosforo: per uno spuntino con la frutta non va preso il chelante. I chelanti vanno prescritti dal nefrologo (non sono tutti uguali e intercambiabili) e sono: il vecchio Maalox (ha lo svantaggio di aumentare l’alluminio del sangue), il carbonato di calcio (ha lo svantaggio di aumentare la calcemia), il Renagel (ha lo svantaggio di dover esser preso in quantità industriale,anche più di 10 capsule al dì) e infine il nuovissimo Foznol: lo stiamo provando, la prossima volta vi dirò come va.

La Fistola
Nel filtro per dialisi per una buona depurazione devono passano 300 ml di sangue al minuto (circa un litro ogni tre minuti): una vena normale non ha una simile portata: va confezionata dal chirurgo la fistola artero-venosa per dialisi. Con essa si abbocca (si attacca) un arteria dell’avambraccio o del gomito con una vena. Da quel momento l’arteria schizzerà all’interno della vena una grossa quantità di sangue che gonfierà la vena e la renderà idonea ad essere punta con i due aghi per la dialisi. L’intervento è in anestesia locale quindi non pericoloso per la vita, si fa ambulatorialmente (senza bisogno di ricovero). Appena fatto è normale che la parte si gonfi un po’ e vengano delle ecchimosi (chiazze blu sulla pelle) e la medicazione si sporchi di sangue (farla cambiare). I punti si tolgono dopo 10 giorni.

Consigli pratici

  • Non far misurare la pressione sul braccio della fistola
  • Non portare oggetti pesanti a lungo su quel braccio (tipo borsa della spesa)
  • Non dormire con il corpo sopra il braccio della fistola e non indossare maniche strette che la comprimano
  • Ascoltare giornalmente il fremito (il trill) della vostra fistola apprezzandolo sia palpatoriamente con l’altra mano e sia appoggiandoci sopra l’orecchio: se non c’è più il rumore e la vibrazione (la pulsazione comunque rimane sempre) la fistola forse si è chiusa (avvisare il medico di guardia). Normalmente quando si chiude si avverte un dolore proprio sopra l’anastomosi (la ferita).
  • Non ostacolare l’infermiere o il medico quando cambiano sede di inserzione degli aghi: eviteremo i “bozzi” e la vostra fistola durerà più a lungo
  • Rimuovere le fascette o allentarle abbastanza presto dopo la dialisi: fanno da laccio e quindi non fanno scorrere bene il sangue. Eventualmente già dopo un’ora si può sostituire la fascetta con un cerottino.
  • Se la cute sopra la fistola si arrossa farlo presente al medico o all’infermiere. Non asportare da soli crosticine (può schizzare il sangue).
  • In caso di ferita sul braccio della fistola ci può essere una perdita di sangue abbondante che va fermata con un’energica compressione (col fazzoletto o altri indumenti) e posizionando il bracciale della pressione nella consueta posizione e mantenendolo gonfio sopra a 200 di pressione (così si chiude l’arteria)
  • Non permettere che si facciano prelievi o flebo sul braccio della fistola:li può fare solo il personale della dialisi.



Il Catetere venoso centrale
La fisola arterovenosa all’avambraccio è il miglior accesso vascolare per dialisi. Ma non sempre è possibile realizzarla: in quei casi si ricorre al catetere venoso centrale (CVC). Quando si ricorre al CVC: quando non ci sono vene adatte alla realizzazione della fistola, quando il paziente sta male e non può sopportare un’ora di camera operatoria per confezionare la fistola, quando si deve fare subito la dialisi e non si può aspettare il tempo (circa un mese) che la fistola maturi. Il CVC si può usare per la dialisi subito dopo posizionato.
Che cosa è:
è un tubicino di plastica a due vie (due tubicini affiancati) di cui un’estremità si trova dentro una grossa vena (dove pesca nel sangue) e l’altra estremità all’esterno sopra la pelle chiusa con due tappini e protetta da una medicazione di garza: quando si fa la dialisi si apre la medicazione,si levano i tappini e si attaccano le due estremità dei tubicini alle linee della dialisi: la linea rossa arteriosa per il prelievo del sangue, la linea blu venosa per il rientro del sangue.

Quanti tipi di CVC ci sono di due tipi: uno temporaneo, dura qualche settimana, si può mettere nella vena femorale all’inguine o al collo nella vena giugulare e serve fino a che è pronta la fistola. L’altro quello permanente dura mediamente un anno (ma se ne può sempre rimettere uno nuovo), si mette nella vena giugulare a destra al collo e dopo un tragitto sotto la pelle (il cosiddetto tunnel) sbuca da vanti sul torace un po’ sopra il seno di destra. Per lavarsi: l’igiene è molto importante perché i cateteri si infettano con facilità. La medicazione non va bagnata: coprirla con del nailon durante la doccia, sconsigliato è il bagno.
Fare la doccia prima della dialisi così la medicazione anche se si bagna un po’ potrà essere cambiata in dialisi. Non aprire mai la medicazione ma farlo fare solo al personale della dialisi. Nel caso fosse sporca o si macchiasse di sangue far cambiare la medicazione solo dal personale della dialisi. Durante la medicazione in dialisi, non interferire mai con i movimenti dell’infermiere: segue un protocollo molto rigido.

Complicazioni.
il catetere si può infettare: in caso di febbre farlo sempre presente in dialisi. Il catetere si può ostruire con dei coaguli di sangue e quindi la dialisi non viene bene (la macchina di dialisi suona): al centro provvederanno a disostruirlo lavando con della fisiologica a pressione (con la siringa) o mettendoci dentro una sostanza che scioglie il coagulo (Ukidan). Può dar luogo ad una flebite (infiammazione della vena in cui è contenuto): la flebite porta alla trombosi (coagulo) della vena con conseguente rigonfiamento e arrossamento dei tessuti. Per prevenire questo normalmente il medico prescrive una terapia che diminuisce la coagulazione del sangue (l’aspirinetta è la più diffusa) oppure il Sintrom o il Cumadin che sono più efficaci però ci costringono a dosare il tempo di coagulazione del sangue.



Il trapianto di rene - Perche’ mettersi in lista
Mettersi in lista per un trapianto di rene costa fatica: bisogna fare una quantità di indagini all’inizio e poi ogni anno gli aggiornamenti e le visite di controllo e i viaggi. Qualche mio paziente emodializzato per “pigrizia” pur avendo i requisiti (età non avanzata e assenza di altre malattie oltre la renale) non si mette in lista di attesa.
E’ un errore grave perché:
  1. Vive peggio
  2. Vive di meno
  3. Costa di più alla ASL.
Punto 1: la qualità di vita del trapiantato è migliore di quella del dializzato: il trapiantato soffre nel periodo dell’intervento e nel mese successivo. Poi sta molto meglio del dializzato: prende lo stesso molte pasticche ad orari precisi ma non fa la dialisi e beve mediamente 2 litri di acqua la dì.

Punto 2: statisticamente la mortalità è maggiore in chi sta in dialisi in lista di attesa che in chi è trapiantato: con il trapiantato si rischia di più nel momento dell’intervento (ogni operazione chirurgica ha la sua mortalità, anche l’appendicite) ma poi recupera e alla lunga i rischi per la vita del trapiantato sono minori che del dializzato.

Punto 3: la dialisi che sia emodialisi o dialisi peritoneale costa molto: un trapianto riuscito costa come un anno di dialisi e poi è tutto risparmio per la ASL. Quello che va detto invece e che il trapianto non sempre è per tutta la vita: oggi la vita media di un trapianto (cioè la funzionalità del rene trapiantato,non della persona) si può stimare grossolanamente sui 10 anni. Poi si rientra in dialisi; ma si può sempre fare un secondo trapianto e fra 10 anni non sarà come oggi: ci saranno finalmente gli organi dai maiali transgenici e dalle cellule staminali.

Concludo dicendo che il tra pianto è come il gioco dell’otto. Bisogna giocare lo stesso ambo tutte le settimane (magari su più ruote) senza mai saltarne una (cioè mantenersi in lista attiva in due centri): prima o poi il numero giusto esce!

E le cellule staminali?
Quando una lucertola perde la sua coda o quando una stella marina perde un braccio si attiva immediatamente un processo di rigenerazione che nel tempo porta a ricostruire una coda o un braccio nuovo. Sfortunatamente, quando un uomo perde un rene, un occhio, o anche altri organi o parti del corpo, nessun processo di riparazione naturale ne permette la sostituzione perché sono organi molto specializzati.

Ma ora con le cellule staminali stiamo cercando di cambiare le cose. Innanzi tutto la definizione. Le cellule staminali hanno due caratteristiche: prima si moltiplicano in modo illimitato senza differenziarsi (si dice che rimangono pluripotenti), seconda hanno la capacità di dare origine a cellule progenitrici dalle quali discendono le cellule differenziate (nervose, muscolari, del sangue, della pelle, ecc). In tutto il mondo si sperimenta accanitamente come far ricrescere un rene nuovo. Lo scorso anno a Saint Luis, negli USA, hanno usato tessuto embrionale renale di topo per far crescere nuovi reni sempre sui topi. Questo tessuto embrionale veniva impiantato nel’addome.

Nelle settimane successive il tessuto embrionale cominciava a crescere tanto che i ricercatori con un intervento chirurgico collegarono il rene alla vescica. Dopo qualche mese vennero asportati i reni originali: i topi sopravissero per 7 – 10 giorni: non poco per un topo e per tanto per iniziare. Nel futuro ogni neonato dalla nascita avrà nella banca “delle Cellule” le sue cellule staminali (prese dal cordone ombelicale?). Con queste cellule si potranno riparare o sostituire senza tema di rigetto quasi tutti gli organi danneggiati: reni, cuore, pancreas (pensiamo al diabete), occhi (sarà sconfitta la cecità?), nervi (scompariranno le sedie a rotelle?)….



Curiosità: Un Papa donatore di organi
Riporto una notizia dal quotidiano "La Repubblica" del 4 febbraio 1999: traggo ampi stralci dell’articolo-intervista di Orazio La Rocca all’allora Cardinale (oggi, come tutti sanno, pontefice Benedetto XVI) Joseph Ratzinger. Pochi mesi dopo veniva approvata dal Parlamento italiano l’importantissima Legge 91 del 1 aprile 1999 "Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti", legge per la quale tanto si è impegnata l’associazione Malati di rene. L’intervento del Cardinale Ratzinger contribuì certamente alla discussione. "Donare i propri organi è un gesto d’amore moralmente lecito, a patto che sia un atto libero, spontaneo e informato". Questa è la "linea" morale della Chiesa in materia di donazione d’organi. La ricorda il custode delle fede cattolica, il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione vaticana della Dottrina della Fede.

Cardinale Ratzinger, è sempre moralmente lecito offrire i propri organi?
"Certo che è lecito aderire, spontaneamente e in piena coscienza, alla cultura dei trapianti e delle donazioni d’organi. Da parte mia, posso solo dire che sono anni che ho dato tutta la mia disponibilità a dare, eventualmente, i miei organi a chi si trova nel bisogno".

Questo vuol dire che lei è anche iscritto all’associazione dei donatori di organi?
"Si, sono iscritto da anni all’associazione e porto sempre con me questo documento dove, oltre, ai miei dati personali, è scritto che io sono disponibile di fronte ad una evenienza, a offrire i miei organi per aiutare chiunque avesse bisogno: è semplicemente un atto d’amore".

Cosa significa per un cristiano mettere il proprio corpo a disposizione dei trapianti?
"Significa tante cose insieme. Ma, prima di tutto, significa compiere, ripeto, un gesto di altissimo amore verso chi ha bisogno, verso un fratello in difficoltà. E’ un atto gratuito di affetto, di disponibilità, che ogni uomo di buona volontà può compiere in qualsiasi momento e per qualsiasi fratello. Tutto qui."

Un atto che ora in Italia viene codificato da una legge. Cosa pensa di questa legge?
"Nella mia situazione non mi permetto di giudicare nessuna legge di nessuno Stato. Non giudico le leggi. Dico solo che donare gli organi per i trapianti, spontaneamente, in piena coscienza e in piena consapevolezza, significa dar vita ad un vero, profondo, atto d’amore verso il prossimo".

Una considerazione pratica: è vero che l’età dei donatori negli ultimi tempi è molto aumentata ma forse a 80 anni suonati pochi sono gli organi ancora “buoni” per la donazione, forse le cornee!



Torna alla lista        Stampa


HOME | CHI SIAMO | SERVIZI | STRUTTURE | PRENOTA UN ESAME | PRIVACY POLICY | CONTATTI | GLOOGLE+

 

 

SOCIAL NETWORK:

CONTATTI:

 
pin
Viale Roma, 52/60 - 00012
Guidonia Montecelio (RM)
tel (+39) 0774.53.08.87
fax (+39) 0774.34.67.80
email info@eidosinternational.it

COPYRIGHT ©  Eidos International - P.IVA  03517411009 - Tutti i diritti riservati

Web Design by CucinottaDesigner.it
Web Agency MaxiSito